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11/03 2015

Presentato il nuovo tecnico del Trapani Serse Cosmi

cosmi presentazioneE’ stato il direttore sportivo Daniele Faggiano a presentare oggi il nuovo tecnico del Trapani Serse Cosmi e lo ha fatto con una premessa non doverosa, ma sentita: “Voglio ringraziare a nome di tutti Roberto Boscaglia, perché se siamo qui è grazie a lui, oltre che, ovviamente, al Presidente. Nel calcio situazioni come queste possono accadere a tutti. E’ stata la nostra, come ha detto il Presidente Morace, una scelta dolorosa, ma che abbiamo fatto per scuotere l’ambiente”. Poche parole da parte del direttore sportivo per presentare Serse Cosmi, “perché – ha detto – non ha certo bisogno di presentazioni. Dico solo che arriva qui con entusiasmo e con la voglia di lavorare e conoscere una nuova piazza come la nostra che in ambito calcistico si sta affermando sempre di più”.

In una sala stampa gremita Serse Cosmi ha risposto alle numerose domande, parlando di se’, degli obiettivi, del suo modo di lavorare e delle motivazioni che lo hanno portato ad accettare la proposta del Trapani.

“Vorrei prima rivolgere un pensiero a chi mi ha preceduto – ha esordito il tecnico -. Non lo faccio per dovere, non sempre l’ho fatto nel momento in cui ho sostituito altri colleghi, non lo faccio per cameratismo, ma perché lo sento veramente. Chi fa il nostro mestiere rivede in certi allenatori quelli che sono stati i propri percorsi, le proprie soddisfazioni, le proprie sofferenze, l’aver soprattutto ottenuto qualcosa esclusivamente attraverso il lavoro sul campo e non con altre strade. Sono consapevole di sostituire qualcuno che per Trapani va oltre la parola allenatore e fa inevitabilmente parte della storia di una città, di cui tutti devono essere orgogliosi. Io lo sono in maniera particolare, perché nel momento in cui sono stato chiamato a sostituire qualcosa di importante vuol dire che la Società mi ritiene in grado di poterlo fare”.

I motivi della scelta Trapani

“La motivazione vera è solo una. Nella mia carriera sono andato in contro ad esperienze non negative, ma in alcuni casi a vere e proprie avventure calcistiche. Mi ero ripromesso che, nel caso in cui fossi stato contattato, il mio riferimento primario per decidere se accettare o meno non sarebbe stato ne’ la categoria, ne’ la logistica, ne’ il blasone, ne’ le ambizioni, ne’ i giocatori, ma la Società. Mi ero ripromesso di dire si innanzitutto credendo nella serietà di una Società e questa è una Società che da tutti viene considerata seria, composta da persone serie, che può raggiungere degli obiettivi, magari soffrire in alcuni momenti. E’ stato tutto questo che per me è stato determinante per ributtarmi in quella che non considero un’avventura, ma una grande sfida, perché voglio dimostrare a me stesso di poterla vincere e di ritornare con il Trapani a fare calcio come mi piacerebbe e come è sempre più difficile fare. Credo che qui ci siano tutte le premesse per farlo, fermo restando che tutti, io per primo, siamo inevitabilmente legati a quello che è il dio-rsultato, che a Trapani o da qualunque altra parte spesso determina tutto”.

Come sarà il Trapani di Serse Cosmi sotto l’aspetto tattico

“E’ chiaro che un allenatore che arriva proponga qualcosa di suo, ma adesso non posso dire se la priorità sarà la difesa a quattro o se la squadra giocherà 4-4-2, 4-3-3, 4-3-1-2. Le situazioni saranno determinate da quelle che sono le sensazioni, da quello che vedo in campo, negli allenamenti, considerando ovviamente il tempo che ho a disposizione. Quindi bisogna necessariamente far fronte alle proprie convinzioni, ma in virtù di quelli che sono i tempi. Non posso dire di voler giocare in una certa maniera e magari non ho il tempo di valutare se la squadra è in grado di poterlo fare. Siamo a due mesi e mezzo dalla fine del campionato con un unico, inevitabile obiettivo da raggiungere che è la salvezza. Bisognerà velocemente, ma con razionalità entrare anche nel contesto tattico”

Le impressioni sul Trapani

“Ho visto qualche partita, interamente quella contro il Perugia, ma sarebbe presuntuoso dare un giudizio vedendo due partite che hanno dato certi risultati o certi riscontri. Nel calcio i numeri contano, ma spesso bisogna saperli leggere. E’ una squadra che in questo momento aveva trovato una solidità difensiva, però ha fatto fatica ad avere quella che è stata una peculiarità delle squadre di Boscaglia, essere prolifici in zona gol. Dico semplicemente che bisognerebbe mantenere la stessa forza difensiva dell’ultimo periodo ed ovviamente migliorare quella offensiva. E’ una banalità, ma è così e su questo cercheremo di lavorare”

Il rapporto con la squadra a livello emotivo

“Il rischio è quello di catapultare sul gruppo una serie di richieste eccessive che in questo momento il gruppo non può sostenere e quindi chiedere tanto può essere assolutamente più dannoso. L’allenatore subentrante ha accumulato dentro, nei mesi di stop, oltre all’entusiasmo ed al desiderio, tanta rabbia ed io ne ho accumulata tanta. Il pericolo anche da parte mia è quello di riversare subito tutta questa rabbia e questa voglia di allenare in maniera eccessiva. Invece quello che ho dentro devo trasferirlo alla squadra in maniera molto razionale. Quando si parla di rabbia si parla di un concetto emotivo che esclude la razionalità. Questo, per quello che mi riguarda, è il lavoro psicologico più importante da fare. Se riesco ad essere bravo a trasferire questa mia rabbia, questo mio orgoglio, questa mia voglia di utilizzare la mia sfida, affinché diventi la loro sfida nella maniera giusta allora possiamo e potete stare tutti tranquilli. Mi assumo anche questa ulteriore responsabilità. Dipende tantissimo da come riesco io ad essere bravo a trasferire alla squadra quello che provo”

Lo spirito di squadra

“Se io usassi il concetto “ricostruire lo spirito di squadra” significherebbe attaccare un qualcosa che non è stato fatto. Di solito i subentranti hanno anche questo “vizio”, di dire “ho trovato una squadra seduta”. Non mi sentirete mai dire questo e se ho dei pensieri me li tengo per me. Ricostruire uno spirito potrebbe voler dire che questa squadra giocava senza uno spirito. Ma questa è una squadra che negli anni ha dimostrato qualcosa. Poi a volte quel qualcosa si interrompe, per motivi che a noi allenatori diventa difficile capire: perché io faccio le stesse cose, nello stesso ambiente con gli stessi giocatori ed ottengo certi risultati e cinque mesi dopo o l’anno successivo questo non succede? Avere uno spirito di squadra per me non è importante o determinante. E’ chiaro che non il Trapani, ma ogni squadra ha un obiettivo ed io voglio leggere nei volti dei giocatori, ma non solo nei loro, bensì anche in quelli di chi ci sta intorno, dai magazzinieri ai medici ai fisioterapisti ai dirigenti dai tifosi, l’ossessione di raggiungere questo obiettivo. Una volta Mourinho disse che non aveva l’ossessione di vincere. Io invece ce l’ho

Le prime parole nello spogliatoio

“Ai giocatori ho innanzitutto detto di assumersi le responsabilità, metterli di fronte ad una situazione nella quale loro devono essere protagonisti. Io devo essere solo il veicolo, importante ovviamente, che li metta nelle condizioni di esprimere al meglio quelle qualità che hanno espresso. Questa è una squadra che ha preso cinque gol a Varese e ne ha fatti quattro all’Avellino. Io devo fare riferimento a quelli che sono stati dei passaggi positivi importanti, come squadra e come singoli. Quindi devo semplicemente essere il veicolo affinché possano esprimere il meglio di quello che hanno dentro. Con i giocatori abbiamo parlato anche di tante altre cose, ma sarò molto più attento alle situazioni comportamentali che a quelle tattiche, perché secondo me le ultime sono conseguenza delle prime. E mi riferisco a situazioni comportamentali in generale. Devono dare non solo l’immagine ma la certezza, a me, alla Società ed ai tifosi, che vanno allo stadio, che vivono la propria squadra, di fare di tutto affinché questo succeda. Detta così sembra una cosa irraggiungibile ed invece è la cosa più semplice di questo mondo, perché ne’ la Società, ne’ l’allenatore, ne’ tantomeno i tifosi sono talmente stupidi da non capire queste situazioni”.

La carriera: dalla prima categoria al calcio ai massimi livelli

“Se mi chiedete se è più importante la vittoria dello spareggio in Prima Categoria o la vittoria contro il Milan a San Siro e devo riferirmi alle sensazioni forse dico lo spareggio vinto in Prima Categoria. E’ questa la magia del calcio. Non è la categoria che ti dà emozioni diverse. Le emozioni sono le stesse”.

La prossima gara contro la Ternana

“Ho visto più la Ternana che il Trapani. Non so se è un vantaggio o uno svantaggio. Questo lo capiremo già da sabato. La vedo come una partita contro una squadra che ha espresso il valore e adesso per vari motivi, credo in assoluto quella delle tante assenze, ha ottenuto magari qualche passaggio a vuoto, ma è un risultato non in linea con quello che stava facendo. E’ una squadra pericolosissima con un allenatore che sta lì già dall’anno scorso e conosce benissimo l’ambiente. Dirò una banalità, ma devo guardare alla Ternana, ci mancherebbe altro, ma lavorare molto di più sulla nostra squadra”.

Due turni in casa. Un fattore positivo?

“Ci ho pensato anch’io. Non lo so vediamo. Il calcio è condizionato dai risultati. Vediamo questa prima partita come va. Sotto l’aspetto psicologico, oltre che ovviamente per la classifica, penso sia molto più importante di quello che sembra. E’ normale che un risultato positivo ci introdurrebbe ad una settimana più serena, a vivere la preparazione della partita contro il Bologna in maniera assolutamente più tranquilla. Le partite rimaste però non sono solo due, ce ne sono tantissime altre, ma da subito dobbiamo dare ai nostri tifosi l’immagine di una squadra che appartiene a loro. Ed è molto più semplice di quello che sembra”

Il rapporto con le tifoserie

“Mi hanno spesso rimproverato di avere sempre un buon feeling con le tifoserie ed un po’ meno con i dirigenti, però è capitato anche di andare d’accordo con queste due componenti. Con la gente che mette a disposizione la propria passione ho sempre avuto un buon rapporto. Poi capita di discutere ed è giusto che i tifosi abbiano le giuste pretese, innanzitutto nei miei confronti e poi anche della squadra”